giovedì 26 febbraio 2015

Di junk food, recensioni e cattiveria

 Voi sapete che noi abbiamo fatto la scelta di non fare pubblicità (non è che le varie ditte ci tartassino perché noi presentiamo i loro prodotti, però nel nostro piccolo qualcosa avremmo, volendo, potuto fare). Però ci siamo dette che un blog di cucina tutto sommato delle scelte le deve fare. Ed ecco che abbiamo pensato all'argomento "recensione". Argomento scottante. Mamma è decisamente buona e buonista, e questo è il rischio più grosso. Ma io, che sono la cinica di famiglia, penso di avere la caratura adatta a parlare anche male, se si deve, di un prodotto o di un locale. Perché penso sia giusto dare un'idea veritiera alle lettrici e ai lettori. Se tutti fossero come Cecilia, che pensa a quanta fatica si fa a fare il cameriere o a quanti pensieri deve avere un titolare di ristorante, e quindi se il servizio è scadente "ma poverini..."o se il cuoco ha un callo dolente e quindi le capesante erano andate ma lui non se ne era accorto però è giustificato, e quindi nessuno facesse delle corrette, lucide e anche taglienti recensioni, la salmonella avrebbe conquistato il mondo. Oppure si sarebbe diffusa la mala cucina anziché la buona cucina. 
O magari, se nessuno dicesse "bleah!" rispetto ad un prodotto di una piccola azienda, se tutti fossero come mamma che pensa ai dipendenti che potrebbero andare in crisi occupazionale se nessuno comprasse più quella salsa di miglio verde che pure meriterebbe di finire solo nella raccolta differenziata, non ci sarebbe bisogno di migliorare la qualità intrinseca del prodotto in questione. 
Io penso che le critiche servano, eccome. In primo luogo ai clienti, che se possono evitarsi una salsa al miglio verde- penitenza, anche se costa poco, è meglio. E se possono escludere a priori un rischio di travaglio da pasto infame è meglio ancora. 
 Le recensioni che faremo vogliono  rappresentare un parere scevro da qualsiasi compromesso. (e su questo penso che ci dovrò lavorare parecchio) Nessuno, dico NESSUNO, ci paga in soldi o in merce per farle. Dunque, credeteci.
Cominciamo con il regalone che l'amica Makbule, del blog "The chic and cheap blog"  http://thechicandcheapblog.blogspot.it/ mi ha portato dagli States dove sta frequentando un master 


Primo impatto: "Che strane... Però buone.. no, non lo sono... sono proprio Pringles, ma sono anche dolci.." Conclusioni: non sono riuscita a fotografarle, perché ce le siamo mangiate prima che potessi salire a prendere la macchina fotografica. In parte perché danno una sorta di assuefazione, una sorta di compulsione a mangiarle. 

 Tutto il resto del pacco:

 Quanto alle indicazioni organolettiche, gli americani vanno lasciati stare. Tutti quelli che hanno scelto di suicidarsi raggiungendo i 200 chili lo fanno senza poter dire "non lo sapevo". Il che non riduce il problema, ma i costi delle aziende rispetto alle cause civili e penali di certo sì!



 Vorrebbero essere la copia americana dei nostri famosi baci (figuriamoci se la cito, la marca! Mamma mi uccide!). In realtà sono minuscoli (quello sotto è il piattino di una tazzina da caffè) e il bigliettino che sbuca non scomoda  Prevert o Shakespeare, ma ripete, a loop: "Kisses, kisses, kisses". Però viene voglia di verificarlo una volta dopo l'altra. Buona la consistenza del cioccolato bianco, che impasta la bocca, come deve fare un cioccolato bianco che si rispetti, per effetto dell'esubero di burro di cacao, e la croccantezza dei biscottini si sente tutta. Anche loro danno assuefazione.


Classica roba da ciccioni americani: burro di arachidi con arachidi e cioccolato al latte e ripieno di caramello. Un trilione di calorie a boccone. 


Stucca ma dai dai li ho finiti TUTTI. Cosa si deve fare per il giornalismo!


Le caramelline tipiche di Halloween, che richiamano nella forma e nelle dimensioni il chicco di mais, fatte di mais e colorate a evocare invece l'altro elemento non macabro di questa festività, ovvero la zucca. Di sapore imprecisato ma abbastanza tendente al chimico. Una curiosità alimentare americana di cui non si rimpiange il mancato arrivo qui da noi.


Note lenti di cioccolato molto reclamizzate anche da noi. Ci è sembrato all'assaggio che siano un po' più chimiche del prodotto per l'Italia. Forse perché negli Usa la legislazione è un po' più lasca della nostra? Del resto mamma mi ha sempre raccontato che, più di vent'anni fa, quando da noi fervevano le lotte ai coloranti e ai conservanti chimici, in un supermercato di San Francisco trovò dei biscotti dalla scritta fiera: "Only artificial Flovour!!!" 
Conclusioni: teniamoci le nostre.



Nella versione di Halloween, rivestite di cioccolato bianco: buone, decisamente. Anche queste un po' stucchevoli, perché eccessivamente dolci, ma si lasciano mangiare.


Il ripieno non ho capito io né gli altri assaggiatori ( e ce ne stati, uh, se ce ne sono stati!) in cosa consistesse di preciso.


Incredibile, anche negli Usa c'è qualcosa di biologico. Mamma, che pure ci ha somministrato per tutta la nostra infanzia prodotti dolciari (si fa per dire) esclusivamente biologici, funestando le nostre befane con croccantini al miglio e cioccolatine di carruba, li ha trovati cattivissimi. Avrei potuto infierire, ma non l'ho fatto. Forse perché invece io li ho trovati sufficientemente buoni, dal sapore acidulo ma gradevoli. Di certo meglio del carrubone che ci propinava da piccoli e inermi assaggiatori!


Conclusioni finali: a parte i ringraziamenti a Mac, che ha dovuto di certo rinunciare a qualche acquisto per fare posto in valigia a tutto questo bendidio, direi che i dolci americani possono anche mantenersi altreoceano, e se un prodotto da noi non è ancora arrivato, è forse perché i degustatori delle aziende conoscono i gusti sofisticati di noi padri e madri generatori/generatrici della cultura gastronomica occidentale. Ah!! Secondo noi nel cioccolato bianco mettono qualcosa che dà assuefazione, perché sia i bacetti che le lenti sono state spazzate via in un batter d'occhio. Non vogliamo fare dichiarazioni tipo "abbiamo tutti un microchip sottocutaneo" o "attenzione alle scie chimiche" (di cui non sappiamo NULLA), ma la nostra impressione è stata questa.



6 commenti:

Barbs LeCupcake ha detto...

haha bellissima recensione! in effetti mi ero sempre chiesta cosa mi stessi perdendo non avendo mai assaggiato i candy-corn. a quanto pare non molto. vivrò serena ;)

Barbs

Unafettadiparadiso ha detto...

Conosco bene questi dolciumi e come te credo stiano bene dove si trovino....che poi qui con la nostra cultura 'no al colorante artificiale' (qui affianco la Ceci), sai che fine le farebbero fare tutte le nostrane mamme, nonne, zie & Co.? Un bel tuffo nel cestino...ma non della Merenda bensì dell'immondizia.
Una piccola curiosità, permettimela, per le patatine al cioccolato bianco...ecco li mi sarei fatta volentieri internare ma almeno una l'avrei voluta addentare ☆☆☆

George ha detto...

Bleah!

Mariagrazia Continisio ha detto...

mi viene da urlare : Vade retroooo !!!

Anna Gocce di Agata ha detto...

Esilarante questo post!
Ti dirò...io vorrei andare negli states anche per mangiare junk food. Ingurgitare quei famosi panini alla Adam e assaggiare il burro di arachidi. E poi tornare in Italia e benedire di vivere qui!

Viola ha detto...

Ciao ragazze/i!!! Io non sono mai stata negli States, ma credo che davvero il cibo ne sia una sorta di riassunto.. Quanto a Valentina devo dire che sì, le patatine salate e dolci e poi di nuovo salate sono state un'esperienza. Ciao, grazie della visita e a presto!!!!