venerdì 6 febbraio 2015

A proposito di cibi afrodisiaci: a me un po' di cultura non guasta

Ho decisamente voluto fare la grossa quando ho scritto che avremmo prodotto una serie di ricette, per l'occasione di San Valentino, con ingredienti afrodisiaci. Decisamente. Avocado, peperoncino, poi – che ho già in mente- noce moscata e zenzero... E poi? E per quale ragione questi ingredienti dovrebbero essere “afrodisiaci”? La mia ignoranza si è rivelata abissale. E siccome a volte faccio la sborona, è vero, ma poi detesto gli improvvisi (era il motto della comica involontaria della mia città, Mamma Franca, pellicciaia che faceva delle esiliranti pubblicità sulla rete cittadina, e che esordiva in tv dicendo: “noi siamo dei mestieranti seri, mi'a degli improvvisi!”) ho cercato, nel mio piccolo, di colmare le mie lacune.

Una vera e propria cucina afrodisiaca nasce nella seconda metà del XVI secolo, quando si comincia a dar peso, oltre che alle materie prime, alle preparazioni.


Mentre l'inventario degli alimenti afrodisiaci si arricchisce di inediti cibi esotici, alcuni dei quali ad oggi orripilanti perché devastanti dal punto di vista ecologico, come i nidi di rondine o le pinne di pescecane, si afferma la moda di profumare vini e piatti con resine e muschi. Bah!

È soprattutto nella Francia dell'epoca delle «favorite» che si stabiliscono e si affinano le regole della cuisine d'amour. Attribuite alle più celebrate amanti dei sovrani francesi (ma in realtà elaborate, in tempi diversi, nelle cucine regali), sopravvivono numerose ricette che ne immortalano il nome: dalle «Costolette alla Maintenon” ai «Filetti di sogliola alla Pompadour», ai vari piatti intitolati alla contessa du Barry, favorita di Luigi XV.


La cuisine d'amour- che accredita la Francia come la patria d'elezione di entrambe le «discipline» - è rinverdita e rilanciata prima da Anthelme Brillat- Savarin, e, più in là, dal sedicente Sire de Baudricourt, il cui fantasioso e fortunato trattatello diverrà il modello di tutti i successivi manuali di cucina afrodisiaca. (Ma io purtroppo non ne ho trovato traccia...)
 Tra questi va ricordato “La cucina dell'amore” del catanese Omero Rompini, documento garbato ma anche un po' patetico della stagione del tabarin, e di cui riporto una ricetta perché mi è piaciuta troppo:


"A coloro, cui manca o cui vien meno il dovuto e desiderato grado di ardore ai ludi amorosi, è raccomandato di predisporsi alla lotta con pasti nel cui menù figurino pesci di mare, tartufi, lenticchie, carote, asparagi selvatici,  montone cotto e condito di finocchio, di cumino e d’anice, al dessert sarebbero opportuni i pinoli i pistacchi, le nocciole cotte al forno.
E vogliano aiutarsi anche col prendere mezz’ora avanti di impegnare battaglia , una o due cucchiaiate da caffè di un elettuario noto sotto il nome di “balsamo di Ciprigna” il quale pur essendo innocuo , sembra avere realmente grande efficacia allo scopo desiderato.
Ne riportiamo qui la ricetta.
Fiori di stoechas   gr. 15
Bacche di Mirto N. 25
Anice  gr. 20
Carote selvatiche gr. 20
Stimmi di zafferano gr. 15
Datteri secchi N° 50
Tuorli d’ovo N° 4
Acqua di fonte gr. 500
Fate riscaldare in vaso di terra ben chiuso per 25 minuti, ritirate dal fuoco, filtrate e, quando la massa sia tiepida, aggiungete miele puro gr. 50,lasciate macerare per 24 ore, rimestando in questo frattempo 3 o 4 volte e filtrate nuovamente."

Venere in cucina” di Pilaff Bey, pseudonimo dello scrittore inglese Norman Douglas, ricettario secco e alquanto riciclatorio compilato in Italia, per uso personale, tra il 1902 e il 1936 pubblicato nel 1951 con la prefazione di Grahan Greene.

    
                                                                                         

I più recenti ricettari di cucina afrodisiaca sono le “Ricette immorali” dello scrittore spagnolo :Manuel Vazquez Montalban, ovvero un ricettario eclettico infarcito di divagazioni divertenti, sdrammatizzanti e un po' surreali: 
 "Mangiar bene, e bere ancor meglio, rilassa gli sfinteri dell’anima, sconvolge i punti cardinali della cultura repressiva e prepara alla comparsa di una comunicabilità che non va sprecata. "  Altro libro in tema è “Afrodita” di Isabel Allende, una chiacchierata sulla cucina, il sesso e i loro eventuali rapporti, inframmezzata da citazioni storico-letterarie, ricordi personali, consigli di buon senso e fantasie cautamente perverse.
"Introduzione e rondò capriccioso

I cinquant'anni sono come
L'ultima ora del pomeriggio,
quando il sole tramontato
ci dispone spontaneamente alla riflessione.
Nel mio caso, tuttavia,
il crepuscolo mi induce al peccato.
Forse per questo,
arrivata alla cinquantina,
medito sul mio rapporto
con il cibo e l'erotismo,
le debolezze della carne,
che più mi tentano,
anche se, a ben guardare, non sono quelle
che più ho praticato."


Che ne dite? Ora ne so un pochino (ino ino) di più. Arrivederci alla prossima puntata


7 commenti:

Daniela ha detto...

Certo che ne sai e anche molte di notizie :)
Un bacio e buon fine settimana

Cecilia Testa ha detto...

Magari, cara Daniela! Un abbraccio e grazie per essere passata!

giu pinota ha detto...

....e anch'io oggi qualcosa in più ho imparato, grazie per la condivisione!

Patty Patty ha detto...

Qualche libro lo conosco... ma la maggior parte delle info che hai dato le ignoravo!!
Grazie cara! Un bascione!

Sara Coniglio ha detto...

Quante cose non sapevo, grazie per questa delucidazione!!

buon weekend
Sara
This is Sara

Cecilia Testa ha detto...

Ciao ragazze, tra realtà e immaginazione in effetti c'è sempre la letteratura. In argomenti importanti come il cibo e il sesso poteva forse mancare? Un abbraccio a tutte voi

Unafettadiparadiso ha detto...

...Se è per questo neanche a me, Cì!
Ho letto tutto d'un fiato sorseggiando un bicchiere di vino..che dici? Sono entrata nella parte?! ^_^