domenica 25 novembre 2012

Impegniamoci, ora!


                                 

Voi sapete che questo blog ogni tanto posa il mestolo e le presine e prende in mano il giornale. Questo orrendo fatto è successo qualche giorno fa. Davide, di 15 anni, non ha retto alla risposta degli altri alla sua diversità. Probabilmente non si tratta nemmeno di omofobia. Soltanto di idiozia allo stato più greve.  Ha un senso parlarne oggi, in cui ricorre la giornata mondiale contro il femminicidio? Secondo me sì, perchè quello che c'è da combattere oggi è la radice comune che rende vittime le donne e tutti e tutte  coloro che si oppongano agli stereotipi: l'ignoranza, l'incapacità di comprendere qualcosa che metta in discussione un dato consolidato. L'elemento sconvolgente è rappresentato oggi da qualsiasi cosa che i media non ci abbiano fatto digerire in anni e anni di pubblicità smaglianti, di politici sorridenti e imbroglioni, di una televisione fatta di lustrini, pailletes e sederi scoperti. Si è diffusa così una rigidissima amoralità, secondo la quale vendersi per una ricarica telefonica o per una mutandina firmata è lecito e legittimo, e invece manifestare la propria diversità rispetto alla massa è un reato punibile con il disprezzo divulgato e condiviso. Secondo cui ambire a guadagnare prostituendosi è addirittura auspicabile mentre esprimersi in modo difforme dalla massa è un crimine esecrabile. Non c'è omofobia né pazzia, forse. C'è un vuoto pneumatico di cui questa società è vittima, di cui anche i giovani carnefici di Andrea sono vittime, di cui forse sono vittime colpevoli anche gli uomini che si macchiano della barbarie della violenza sulle loro donne. Perché non siamo abituati  ad accettare cose sconosciute. E non si parla di marziani. Si tratta di persone. Che un ragazzo possa portare i vestiti rosa, che una donna possa avere una sua personalità e osi ribellarsi a chi la considera come un possesso. E' troppo facile, adesso, prendersela con una manica di quindicenni. E' troppo facile prendersela perfino con i 115 assassini e con il numero spaventosamente alto dei violenti contro le proprie donne. La responsabilità va condivisa. Può essere solo loro la colpa di questa barbarie? In realtà la colpa è anche della mia generazione, senz'altro, che questi quindicenni li ha allevati. E di quella precedente, che ha continuato ad allevare i maschi "tomber du femme", col mito dell'uomo macho, ignorando le frustrazioni di chi così macho non sa essere. E ignorando che la frustrazione può sfociare nella violenza, se il terreno in cui germina è fertile...La colpa è di chi ha lasciato che le città non fossero più a misura di bambino, e lo ha relegato sul divano a infarcirsi di programmi devastanti, che gli ha prodotto dei videogiochi in cui più persone ammazzi più punti fai, che lo ha emarginato se non andava bene a scuola o in uno sport, che lo ha galvanizzato troppo, distaccandolo dalla realtà, se andava troppo bene a scuola o nello sport. Che ha riempito la sua solitudine con oggetti inutili e non con parole, favole, vicinanza emotiva. E che, alla fine dell'infanzia, ormai troppo tardi, lo ha lasciato solo e nudo, a vedersela con i coetanei, quando ormai le abilità sociali sono quasi azzerate dalla scarica ormonale, senza un abc della realzione non mediata dai maestri, professori, allenatori, genitori. Solo nella giungla, senza aver imparato con l'esperienza come saltare tra le liane dei giudizi altrui, dei pettegolezzi, delle cattiverie che nascono nella solitudine e nella paura. Solo, a maturare una sorta di autismo sociale di difesa, una narcotizzazione dei sentimenti che rasenta l'amputazione emotiva. Mi viene in mente una canzone di De Andre': "anche se voi vi sentite assolti siete davvero tutti coinvolti". Ebbene sì. Una parte di colpa l'abbiamo anche noi, se non in fatti, e nemmeno in parole, magari in omissioni. Ma da qui si può anche ripartire, ognuno per la sua parte. Ogni mamma e ogni papà, ogni educatrice e educatore, insegnante, allenatrice e allenatore, ogni politica e ogni politico. Spendersi per ricostruire una cultura nuova, che accolga e non espella, che rifletta e non beva tutto quello che le vien dato da bere. E educhi i giovani a fare altrettanto. In nome di Davide e delle 115 ragazze e donne che non ci sono più. 


2 commenti:

paneamoreceliachia ha detto...

Hai ragione, qui non c'è da accusare il colpevole ma da prendersi un pò di colpa, tutti, perché accettiamo la derisione dei più deboli, di chi non si può difendere. Perché piuttosto che capire preferiamo condannare. Mi spiace per Davide, per le 115 donne assassinate SOLO IN ITALIA, per tutte le donne ed i minori che subiscono violena e soprusi. Ed è giusto parlarne nei nostri blog, per leggere aiuta a riflettere e scrivere schiarisce le idee.
Un abbraccio
alice

Cecilia Testa ha detto...

Ciao Alice, il tuo commento mi conforta; temevo di essere stata un po' dura e forse anche fuori luogo, perché da un blog di cucina ci si aspetta magari solo qualche ricettina e magari un sorriso. Ma io penso anche quando cucino, e lo stesso vale per Viola. Dunque, a volte non possiamo esimerci da fare qualche riflessione. Grazie per la tua vicinanza. Un abbraccio anche a te
Cecilia