giovedì 12 luglio 2012

Noi crediamo


Oggi mi trovo a scrivere il mio primo vero post su questo nostro blog neonato. Prima d'ora infatti non ho mai levato le mani dalla pasta per metterle sulla tastiera, se non per aggiustare qualche URL o sistemare qualche foto, ma a questo punto non ho più scampo: sono due settimane che mia madre, vedendomi sedere sulla poltrona davanti al pc, si apposta come l'avvoltoio di Panariello sulla spalliera e non mi molla fino a che apro la schermata iniziale di blogspot.
C'era un problema di fondo, tuttavia: non avevo idea sul come riempire la gigantesca schermata bianca e vuota che mi si apre ogni volta che clicco “nuovo post”.
L'idea mi è venuta facendo un giro al centro commerciale, vedendo, all'interno del famoso negozio “LUSH” il retro delle buste con stampato a caratteri cubitali NOI CREDIAMO.
Adesso, la mia idea non sarà originale, ma poco importa, qualcuno disse che siamo quello che leggiamo e qualcun'altro disse che le idee sono finite secoli fa. Niente mi impedisce a questo punto, di esporvi quello in cui noi crediamo.

È più bello se è anche buono.
Crediamo che il cibo abbia prima di tutto la funzione di nutrirci e di nutrirci facendoci stare bene, crediamo che sia un'inutile spreco di tempo ed energia creare qualcosa di meraviglioso che poi sia immangiabile. È questo il motivo per cui preferiamo fare torte con un po' meno strati, un po' meno perfettamente perpendicolari, un po' meno colorate, ma che rimangano torte, quindi buone. Diciamo di no agli impasti di marmo, alle torte di polistirolo, alle paste modellabili non edibili, alle suppellettili che, arrivati al momento del taglio della torta, debbano essere scansate. È più bello e godibile se poi è anche buono.

È più buono se è buono per tutti.
Crediamo che il cibo abbia l'importante funzione sociale di riunire tutti per stare bene insieme, e non si sta bene insieme quando qualcuno viene escluso. Per questo facciamo sempre attenzione, quando portiamo qualcosa da mangiare, che tutti possano goderselo, senza dover scansare parti o rifiutare la portata. In casa abbiamo 3 celiache (tra cui mia madre), due intolleranti al lattosio, due persone che non mangiano pesce e frutti di mare, una allergica al burro di cacao, e spesso è difficile ideare qualcosa che possano mangiare tutti, ma anche questo fa parte della nostra sfida culinaria. È più buono se tutti posso apprezzare che è buono.

È più buono se non fa male a nessuno.
Crediamo che il cibo non possa costare la vita delle persone. I prodotti che portano al disboscamento delle grandi foreste, che portano all'alienazione dell'individuo in fabbriche disumane, che prevedono pratiche che portano gli animali a subire torture atroci e inutili, che sacrificano cuccioli al profitto di aziende agricole senza etica, non fanno per noi.
Per non parlare dei prodotti delle aziende che coprono con pubblicità commoventi turpi affari sulla pelle di popolazioni intere, promuovendo guerre che arruolano bambini soldato e distruggono ogni possibilità di riscatto economico e sociale di paesi già in difficoltà.
Nelle nostre ricette, anche se non stiamo a chiarirlo ogni volta, evitiamo sempre di utilizzare questi prodotti, visto che se il cibo veramente ci deve fare stare bene non dovrebbe pesare (o pesare il meno possibile) sul resto del mondo.
Noi crediamo quindi nel Commercio equo e solidale, nella distribuzione a chilometro zero, negli allevamenti etici, nel cibo biologico, nella pesca consapevole. Qualche anno fa questo costava un discreto dispendio di energie; oggi è un obiettivo raggiungibile dai più.

Sarebbe più buono ancora se nessuna vita fosse sacrificata al cibo.
In questo percorso probabilmente arriveremo ad essere vegetariane; intanto ci proponiamo di creare una rubrica di ricette vegetariane e vegane. Poi si vedrà.

Dato che ve ne ho parlato, fate un giro sul sito della LUSH, e fate anche un salto in negozio, abbattiamo il packagin con il profumo di frutta fresca (noi non siamo pagate da Lush, semplicemente ci piace).



3 commenti:

Stefano Salvadorini ha detto...

Non sono né vegetariano né vegano, né credo che mai lo diventerò. Però riconosco, come te, un assunto fondamentale: il cibo è cultura. Quindi credo che tanto mi basti per continuare a seguirvi con interesse, e per dedicarvi questa riflessione del Professor Massimo Montanari:L’uomo é l’unico animale che non consuma il cibo come gli si presenta davanti in natura, ma al contrario lo modifica, lo trasforma a seconda delle sue esigenze, delle sue preferenze, della sua identitá. Ecco che allora il cibo da elemento della natura diventa elemento della cultura in quanto inventa e trasforma il mondo. Un piatto di spaghetti al pomodoro non é solo un cibo, ma é il simbolo dell’identitá culturale di un paese. E’ l’unione tra la tecnologia produttiva di un alimento nata nella Sicilia Araba unita ad un prodotto americano importato in Europa dai conquistatori spagnoli. “Il cibo é cultura quando si produce perchè l’uomo ambisce a creare il proprio cibo, il cibo é cultura quando si prepara perchè una volta acquisiti i prodotti base della sua alimentazione l’uomo li trasforma mediante la sua tecnologia, il cibo é cultura quando si consuma perchè l’uomo lo sceglie con criteri legati sia alla dimensione nutrizionale, sia a valori simbolici”.

Lu.C.I.A. ha detto...

Bello questo post... e non posso che essere daccordo con te.... anche se io non sono nè vegetariana e nè vegana...
Solo un piccolo appunto... conosco una ragazza che lavora nel negozio di zona della LUSH... beh... posso dirti che forse non maltratteranno gli animali... ma i dipendenti si...........
Continuo a seguirvi... in bocca al lupo!!!

Cecilia ha detto...

Ciao Lucia
Hai fatto bene a sollecitare il problema.Sai se è proprio dalla direzione che il trattamento dei
dipendenti è discutibile o dipende dalla caponegozio? Nella prima ipotesi sarebbe un predicare bene e razzolare male, allora, e andrebbe fatta una riflessione. Nel secondo caso sarebbe diverso. Non ti dico che esperienza personale ho, in fatto di caporali!? Comunque facci sapere,
è un fatto di coerenza! Grazie e ciao