venerdì 30 novembre 2012

involtini a impatto zero (o quasi)


Involtini vegani di verza

Voi sapete che anche se la nostra famiglia non è vegetariana (prima o poi lo diventeremo, ma la strada è lunga e tutta in salita) la nostra casa è aperta agli ospiti di tutte le idee (ad esclusione dei cannibali e di chi mangia specie protette, ma quelli sono criminali e noi e i nostri amici siamo persone perbene). E siccome l'ospite è sacro, ci adattiamo volentieri a tutti i credo, confessionali e non. Certo per fare contento l'ospite non serviremmo comunque cacciagione o cuccioli di qualsiasi specie, e ai nostri boicottaggi non verremmo meno per nessuna ragione. Ma, fino ad adesso, nessuno si è mai lamentato. Ecco da cosa nascono questi involtini, analoghi a quelli di carne, ma con un quid in più, che è l'impatto zero su tutte le specie viventi. Se vi par poco!

Ingredienti per 4 persone
1 cavolo verza
100 grammi di spezzatino di soia
1 carota
1 sedano
1 cipolla
1 bicchiere di vino bianco
una tazza di brodo vegetale
olio q.b.
sale q.b


Scottate le foglie di cavolo in acqua salata bollente a gruppi di due o tre per qualche minuto, tenendo conto della diversa consistenza delle foglie (quelle interne, più tenere, vanno ovviamente cotte meno)

Dopo qualche minute togliete dall'acqua con una schiumarola e raffreddatele in una ciotola con acqua gelata (o almeno più fredda che potete, sostituendola o aggiungendo dei cubetti di ghiaccio- è meglio la seconda opzione, perchè sprecherete meno acqua)


Dopo averle scolate in un colapasta ponete su un asciugapiatti pulito a finire di asciugare (non dovranno essere asciuttissime, ma nemmeno fradice)


Scottate lo spezzatino secondo le indicazioni riportate nella confezione e strizzatelo bene; nel frattempo fate soffriggere un trito di carota, sedano e cipolla in poco olio. Quando i vegetali avranno preso colore aggiungete lo spezzatino e soffriggete anch'esso. Fate sfumare con il vino qualche minuto. Se dovesse mancarvi liquido di cottura aggiungete il brodo vegetale.


Mettete dunque un po' del composto di soia e verdure su ogni  foglia, chiudete a pacchetto e ponete capovolti su una teglia precedentemente unta (basta poco, giusto perché non si attacchino in cottura).



Se volete aggiungere un po' di croccantezza e qualche caloria, spolverizzate sopra agli involtini un trito di fiocchi di mais (quelli sbriciolati nei fondi delle buste, ad esempio, che fanno della colazione un pastone...) e arachidi.


Ed eccoli! Involtini buoni per tutte le coscienze..


lunedì 26 novembre 2012

Attenzione: qui si legge, si guarda e si scrive solo a gratis


                                       
                                          

Attenzione! Un'amica mi segnala che, cliccando per diventare lettrice fissa, le si è aperta una finestra in cui si chiedeva una "sponsorizzazione" di 3 euro e cinquanta!  Noi non sappiamo ovviamente niente di tutto ciò. Qualora dovesse apparire una cosa simile anche a qualcuno di voi, per favore, segnalatecelo tempestivamente! Si tratta ovviamente una truffa! Tra l'altro noi non abbiamo aderito ad Adsense né a qualsiasi altra promozione, quindi i soldi che qui girano stanno a zero. E ne siamo contente. Le cose che ci compaiono a volte sono totalmente dovute alla rete. Voi non cliccate ovviamente niente che vi chieda soldi. Tutto il poco che con tutto il cuore vi diamo attraverso questo blog, ve lo diamo gratis!

domenica 25 novembre 2012

Impegniamoci, ora!


                                 

Voi sapete che questo blog ogni tanto posa il mestolo e le presine e prende in mano il giornale. Questo orrendo fatto è successo qualche giorno fa. Davide, di 15 anni, non ha retto alla risposta degli altri alla sua diversità. Probabilmente non si tratta nemmeno di omofobia. Soltanto di idiozia allo stato più greve.  Ha un senso parlarne oggi, in cui ricorre la giornata mondiale contro il femminicidio? Secondo me sì, perchè quello che c'è da combattere oggi è la radice comune che rende vittime le donne e tutti e tutte  coloro che si oppongano agli stereotipi: l'ignoranza, l'incapacità di comprendere qualcosa che metta in discussione un dato consolidato. L'elemento sconvolgente è rappresentato oggi da qualsiasi cosa che i media non ci abbiano fatto digerire in anni e anni di pubblicità smaglianti, di politici sorridenti e imbroglioni, di una televisione fatta di lustrini, pailletes e sederi scoperti. Si è diffusa così una rigidissima amoralità, secondo la quale vendersi per una ricarica telefonica o per una mutandina firmata è lecito e legittimo, e invece manifestare la propria diversità rispetto alla massa è un reato punibile con il disprezzo divulgato e condiviso. Secondo cui ambire a guadagnare prostituendosi è addirittura auspicabile mentre esprimersi in modo difforme dalla massa è un crimine esecrabile. Non c'è omofobia né pazzia, forse. C'è un vuoto pneumatico di cui questa società è vittima, di cui anche i giovani carnefici di Andrea sono vittime, di cui forse sono vittime colpevoli anche gli uomini che si macchiano della barbarie della violenza sulle loro donne. Perché non siamo abituati  ad accettare cose sconosciute. E non si parla di marziani. Si tratta di persone. Che un ragazzo possa portare i vestiti rosa, che una donna possa avere una sua personalità e osi ribellarsi a chi la considera come un possesso. E' troppo facile, adesso, prendersela con una manica di quindicenni. E' troppo facile prendersela perfino con i 115 assassini e con il numero spaventosamente alto dei violenti contro le proprie donne. La responsabilità va condivisa. Può essere solo loro la colpa di questa barbarie? In realtà la colpa è anche della mia generazione, senz'altro, che questi quindicenni li ha allevati. E di quella precedente, che ha continuato ad allevare i maschi "tomber du femme", col mito dell'uomo macho, ignorando le frustrazioni di chi così macho non sa essere. E ignorando che la frustrazione può sfociare nella violenza, se il terreno in cui germina è fertile...La colpa è di chi ha lasciato che le città non fossero più a misura di bambino, e lo ha relegato sul divano a infarcirsi di programmi devastanti, che gli ha prodotto dei videogiochi in cui più persone ammazzi più punti fai, che lo ha emarginato se non andava bene a scuola o in uno sport, che lo ha galvanizzato troppo, distaccandolo dalla realtà, se andava troppo bene a scuola o nello sport. Che ha riempito la sua solitudine con oggetti inutili e non con parole, favole, vicinanza emotiva. E che, alla fine dell'infanzia, ormai troppo tardi, lo ha lasciato solo e nudo, a vedersela con i coetanei, quando ormai le abilità sociali sono quasi azzerate dalla scarica ormonale, senza un abc della realzione non mediata dai maestri, professori, allenatori, genitori. Solo nella giungla, senza aver imparato con l'esperienza come saltare tra le liane dei giudizi altrui, dei pettegolezzi, delle cattiverie che nascono nella solitudine e nella paura. Solo, a maturare una sorta di autismo sociale di difesa, una narcotizzazione dei sentimenti che rasenta l'amputazione emotiva. Mi viene in mente una canzone di De Andre': "anche se voi vi sentite assolti siete davvero tutti coinvolti". Ebbene sì. Una parte di colpa l'abbiamo anche noi, se non in fatti, e nemmeno in parole, magari in omissioni. Ma da qui si può anche ripartire, ognuno per la sua parte. Ogni mamma e ogni papà, ogni educatrice e educatore, insegnante, allenatrice e allenatore, ogni politica e ogni politico. Spendersi per ricostruire una cultura nuova, che accolga e non espella, che rifletta e non beva tutto quello che le vien dato da bere. E educhi i giovani a fare altrettanto. In nome di Davide e delle 115 ragazze e donne che non ci sono più. 


Circa brassica et suus beneficium

Ovvero "Circa il cavolo e i suoi benefici" 

(scusate, ma non avevo ancora fatto nessuna citazione in latino, e chi mi conosce se ne era molto stupito)

Questa ricetta partecipa a:


http://blog.giallozafferano.it/caketherapy/cake-therapy-presenta-un-nuovo-contest-mangiare-ti-fa-bella/

e a:



http://mirella-cucinaealtrepassioni.blogspot.it/2012/11/1-compleanno-del-blog-sento-odore-di.html

Chi ormai non conosce le meravigliose  virtù di questo ortaggio? Oltre alle virtù  che vengono ad esso riconosciute fin dall'antichità, adesso si sa che uno dei composti in esso presenti, ovvero l'isotiocianato, sembra essere in grado di avviare un meccanismo capace di bloccare il diffondersi e la proliferazione delle cellule tumorali, mentre  tal sulforafano, anch'esso presente in questo ortagggio, sarebbe in grado di bloccare l'azione di geni responsabili dell'invecchiamento cellulare e modificare gli equilibri tra le reazioni di ossidazione e riduzione all'interno della cellula che sono spesso responsabili della formazione di radicali liberi. (http://www.mr-loto.it/cavoli.html)
Dulcis in fundo, il cavolo è anche poco poco calorico! Se preparato adeguatamente, può garantirci una scorpacciata a prova di bilancia. Certo, dalle mie parti si preparava soprattutto il cavolfiore "strascicato", in salsa, con un soffritto di base che prevedeva un paio di tazze di olio, salsiccia e ciccioli (un insaccato di risulta che non si trova praticamente più, per fortuna dei colesterolici) e una cottura lenta di cinque ore, tale che il suo tipico aroma arrivasse a riempire un intero palazzo! L'ho visto preparare anche sugli stabilimenti balneari, quando alcune cabine avevano la cucina economica e le nonne si trasferivano sui bagni, per fare ivi le stesse cose che avrebbero fatto a casa loro. E non nel dopoguerra, ma circa dieci anni fa...bella mi' Livolno!!! (ovvero Livorno, detto così da chi pensa che una elle sia più fine della erre, e che Livorno la pronuncino con la R solo i beceri!)
Ma i tempi sono cambiati da quando il mio nonno mi diceva: "Bella secca un fu mai detta" (mentre "bella grassa, deh!" si diceva, eccome!), quando io mi lamentavo per le porzioni troppo abbondanti che mi venivano servite, indicando il mio giro vita, un po' diverso da quello delle attrici di moda negli anni Ottanta....E così anche le ricette si devono aggiornare, se non si vuol finire col ridursi a parlare perplessi allo specchio, in compagnia di galline, perfino qualora si abbia la fortuna di essere attori famosi, ricchi e presumibilmente sani di mente.


Ingredienti per quattro persone
Un cavolo verza                                                                  calorie: 180 per kg
500 grammi di macinato scelto e quindi più magro                    580  totali                                    
 (noi lo compriamo solo di chianina o scottona)
2 carote                                                                                              60 circa
2 coste di sedano                                                                              40  circa
1 cipolla                                                                                              25  circa
1 decilitro di vino rosso                                                                    70 (che si bruceranno in parte 
                                                                                                            in cottura)
1 tazza di brodo vegetale                                                                 facciamo 10 
sale qb                                                                                                0
20 ml di olio evo                                                                               180 




Fate bollire in acqua salata per pochi minuti le foglie di cavolo precedentemente lavate. I tempi di cottura dipendono dalla grandezza delle foglie e soprattutto dalla robustezza delle loro coste. Dovrete verificare con una forchetta il tempo giusto, che però cambierà, o meglio, diminuirà, man mano che metterete le foglie più interne, più morbide. E' importante infatti che le foglie siano appena scottate, sia per non perdere i valori nutritivi che ci rendono il cavolo così simpatico, sia perché "rinvoltolarlo" dopo diventa un'esperienza complicata. Le foglie infatti si bucherebbero e il ripieno si spargerebbe a sua discrezione.










Appena le foglie sono scottate estraetele dalla pentola con una schiumarola e mettetele in una zuppiera con acqua fredda


Mettetele in un colino a gocciolare e poi su un asciugapiatti pulito ad asciugare.











Nel frattempo fate soffriggere un triro di carota, sedano e cipolla come fareste per il ragù, avendo l'accortezza di spennellare soltanto la pentola (preferibilmente quelle di acciaio con il fondo spesso) di olio. Il soffritto in quasi assenza d'olio è possibile purché sotto sorveglianza stretta, mestolo di legno a pedali (ovvero assai lesto) e con la consapevolezza che bruciare tutto è un attimo.  Se superate con successo questa fase (a me riesce quasi sempre e, vi giuro, non sono né Speedy Gonzales né Vissani) aggiungete la carne macinata e sfumate col vino, al bisogno anche con il brodo vegetale. Quando il composto sarà pronto versatene un cucchiaio abbondante su ciascuna foglia e arrotolate a formare un involtino, che poserete sulla teglia capovolto perché non si apra vostro malgrado in cottura.

Infornate a 180° per 10 minuti. Se volete aggiungete del formaggio: noi ci abbiamo messo dell'asiago dop, il che ci ha fatto aumentare di 350 calorie la preparazione e l'ha resa incompatibile con la dieta Zona, però non ci ha fatto "sbarellare" come contenuto energetico in sé, che, se la matematica è stata con me (-come la forza di Obi Wan Chenobi- e sarebbe la prima volta nella mia vita), non dovrebbe superare le 400 calorie per porzione.
Una volta che avrete sciolto i vostri dubbi, nell'eventualità che abbiate optato per godervici sopra il formaggio, stendetelo a fettine sottili e rinfornate a 150° per qualche minuto, giusto il tempo di far fondere l'alimento del peccato.
Buona dieta a tutti!





p.s.: per far sì che il cavolo non inondi irreparabilmente con il suo aroma la vostra casa e il circondario, riecheggiando tempi passati, tempi in cui tuttavia la tolleranza olfattiva era assai più alta, potete far bollire a fuoco lento in una pentola dell'acqua con dell'aceto bianco, il cui odore coprirà quello tipico del nostro ortaggio.


venerdì 23 novembre 2012

Muffin fiordimela alla crema mou


Questa ricetta partecipa a : 

Un dolce al mese - Sfida di Novembre 2012

http://morenaincucina.blogspot.it/2012/11/un-dolce-al-mese-sfida-di-novembre-2012.html



La ricetta base è la stessa della classica torta di mele; nella fattispecie è la torta di mele per principianti che ho già pubblicato. Quello che cambia è la superficie, che è decorata e resa irersistibile dalla crema mou, anche questa facillissima da fare. Per non farvi vagare qua e là riporto  nuovamente la ricetta, dosata per 12 muffin piuttosto grandi.


Ingredienti
200 grammi di farina
80 grammi di zucchero 
100 ml di latte
50 grammi di burro
1 uovo
1/2 bustina di lievito
1 mela grande

Per la crema mou
100 grammi di panna liquida
100 grammi di zucchero

Procedimento

Impastate tutti gli ingredienti in questa sequenza: farina miscelata con lievito e zucchero, uovo sbattuto con il latte e  burro ammorbidito. Quando il composto sarà perfettamente amalgamato versate negli stampi da muffin di silicone (o nei pirottini di carta adeguati, se preferite) fino a un po' meno di metà dell'altezza dello stampo.

















A questo punto sbucciate e affettate la mela e "piantate" le fette di mela  negli stampi da muffin, facendole ben affondare nell'impasto e avendo cura di lasciare un margine che consenta ai muffin una volta cotti di sformarsi senza disintegrarsi. 

Quindi preparate la salsa mou, facendo sciogliere in un pentolino lo zucchero e in un altro facendo scaldare la panna. Appena lo zucchero è fuso toglietelo dal fuoco (non lasciatelo brunire, altrimenti vi servirà solo per il caramello) e unitevi la panna più calda possibile: se la mettete fredda lo zucchero si indurirà immediatamente. Mescolate con molta energia finchè i due composti non si saranno amalgamati. Scusate se non ci sono le foto di questa fase ma avevo bisogno di entrambe le mani; l'ho prepararato il sabato sera..Si può forse chiedere ad una diciottenne di trascorrere un fantastico sabato sera a fare foto alla salsa mou?









Spalmate la salsa sulla capoccetta dei muffins e, se volete, qualora la dose di zucchero di questa preparazione non fosse già abbastanza (ma a noi i dolci piacciono "dolci", altrimenti ci sembra di non essere coerenti..) spolverizzate dello zucchero semolato.



Prima o poi, comunque, le diciottenni a casa ci ritornano, se non in tempo per fare le foto, almeno in tempo per le degustazioni!

martedì 20 novembre 2012

Marmellata di peperoni e peperoncini


Questa ricetta partecipa a :


http://www.tracucinaepc.blogspot.it/2012/09/pensando-gia-natale-il-mio-secondo.html

Vi ricordate la nostra "Sathurday chili fever?" Ebbene, è stata una malattia abbastanza grave, ma qualche frutto lo ha portato: tra questi, oltre ai peperoncini alla calabrese già pubblicati, le conserve che riempiranno le cassette (ancora da fare, ci vorrà un altro paio di sabati di febbre, stavolta da falegname, presumo) che abbiamo intenzione di regalare ad amici e parenti per il prossimo Natale.

Questi gli ingredienti
960 g di peperoni rossi (per la cronaca e per amor di verità non di nostra produzione)
40 grammi di peperoncini habanero (produzione propria)
500 grammi di zucchero
1 bicchiere di vino rosso

in caso di peperoncini italiani poco piccanti
600 grammi peperoni rossi
400 grammi peperoncini poco piccanti

in caso di peperoncini italiani piccanti
800 grammi di peperoni rossi
200 grammi di peperoncini
Insomma, avrete capito che in tutto dovrete avere 1 kg tra peperoni e peperoncini! (Scusate se siamo prolisse, ma ci teniamo a che non prendiate fuoco al primo assaggio!)


Procedimento
Tagliate e pulite da semi e filamenti i peperoni e i peperoncini, ricordandosi di utilizzare guanti, mascherina e occhiali per i peperoncini. Se non avete la bocca foderata di amianto vi suggeriamo di togliere accuaratamente i semi e i filamenti interni. 


A volte un solo paio di guanti usa e getta non basta: in caso di grandi quantità utilizzatene due paia, o uno sopra l'altro o sostituiteli quando li vedrete molto vissuti. La capsicina contenuta nei peperoncini, infatti, a lungo andare aggredisce anche il lattice dei guanti.


Tagliate a striscioline anche i peperoni innocui e metteteli a cuocere in una pentola preferibilmente di acciaio con il vino per almeno 20 minuti. Trascorso questo tempo passate il tutto


e rimettete a cuocere quanto prodotto aggiungendo lo zucchero. Noi abbiamo utilizzato la macchina per il pane, programmata sul ciclo "marmellata". Se invece volete cuocere ancora nella pentola, valgono le avvertenze utili per tutte le marmellate del mondo, ovvero si cuoce fintanto che il composto non supera la prova "goccia sul piattino". Questa vera  e propria prova di iniziazione di ogni marmellata che si rispetti consiste nel far cadere da un cucchiaio una goccia di marmellata su un piattino, quindi inclinare lo stesso: se la goccia scende molto lentamente, mostrando una viscosità notevole, la prova è superata. A questo punto invasate, seguendo le indicazioni che abbiamo già dato nel post dal titolo "facciamo come le formiche, lavoriamo per l'inverno": http://cecieviola.blogspot.it/2012/08/facciamo-come-le-formiche-lavoriamo-per.html

Siccome ogni ricetta che vogliamo regalare prima la proviamo (ci teniamo all'incolumità dei nostri amici e parenti, e anche a quella delle loro papille!) l'abbiamo provata su delle ricottine adeguatamente messe in forma, e questo è il risultato:






domenica 18 novembre 2012

Due foodbloggers nel labirinto della spesa

Il nostro blog vuole essere leggero, se non leggiadro (non abbiamo il fisique du role per la leggiadria, né io né Viola), ma a volte la leggerezza diventa insostenibile. E non ci vuole poi molto perché questo accada. A volte basta andare a fare la spesa.. Perché, è inutile negarcelo, di problemi ce ne sono svariati. 
  • problema ambientale: noi sentiamo molto il problema dell'inquinamento e dunque cerchiamo frutta e verdura italiane, per avere almeno la certezza che si sia consumato meno carburante per farle arrivare, e non si debba al nostro pasto una quantità aggiuntiva di CO2 sulle strade e in aria. Perché i dati sono questi:

Prodotto
Paesi
Distanza (Km)
Emissioni (kg CO2 per kg prodotto)
Consumo petrolio (Kg)
Ciliegie
Cile
11.970
21,6
6,9
Mirtilli
Argentina
11.180
20,1
6,4
Anguria
Brasile
9.175
16,5
5,3
Noci
California (Usa)
8.657
15,6
5
More
Messico
8.319
15,0
4,8
Salmone
Alaska
7.847
14,1
4,5
Asparagi
Peru
7.018
12,6
4,0
Meloni
Gudalupe
5.440
9,8
3,1
Melograni
Israele
2.324
4,2
1,3
Fagiolini
Egitto
2.130
3,8
1,2
Fonte: Elaborazioni Coldiretti (*) calcoli effettuati sulla base del trasporto aereo a/r


  •  Multinazionali: nel post in cui descriviamo chi siamo abbiamo già parlato del nostro rapporto con le multinazionali: http://cecieviola.blogspot.it/2012/11/ebbene-si-siamo-due-versatile-bloggers.html Ovvero sta a zero, quando ci riusciamo e per quanto ci riusciamo... A proposito: qualcuno di voi sa dirci se esiste un latte condensato che non sia della nestlè? Io ne avevo trovato uno ma hanno smesso di produrlo e ho tanta nostalgia di certi pasticcini al cocco che con quello preparavo con i ragazzi, quando erano piccini... 
  • rifiuti tossici: sei soddisfatta/o di avere contenuto il tuo personale contributo di CO2? Sei soddisfatta/o di non aver pagato con la tua spesa le armi per i bambini soldato e le motoseghe che azzereranno a breve la foresta amazzonica? Fai una passeggiata virtuale nel web e senti parlare di verdura coltivata tra i rifiuti tossici, mozzarelle sbiancate con la calce e gonfiate con l'acqua ossigenata e amenità del genere...e vedrai che la tua soddisfazione si ridimensiona!
  • Crisi economica: quando rifletto sulla crisi, e penso a che piega far prendere a questo blog, che a volte mi pare non abbia né capo né coda, e che invece potrebbe essere uno strumento utile a fare qualcosa (se solo avessimo chiaro cosa di preciso), mi vengono idee tipo gadget di ricerca sconti o prezzi bassi per chi va a fare la spesa al supermercato. Un'applicazione per cui prima di fare la spesa passi da noi e vedi, per esempio,  in quale supermercato i pomodori costano meno... A parte il fatto che ancora per me questa applicazione è fantascienza, siamo sicure che sia questo quello di cui c' è bisogno? Certo, ieri in televisione un negoziante di Torino (TORINO!) ha detto che lui ha battuto scontrini di 18 centesimi. E che ha messo un omaggio per chi spende 10 euro e non riesce a darlo via, perché nessuno supera quella cifra. Se questa non è crisi... Quando io o Viola, che siamo anche noi in parte colpite dalla crisi (più io, a dire il vero, che pago il mutuo!) andiamo a comprare la pasta di zucchero e lasciamo al chiccaio 14 euro, ebbene sì, finiamo col sentirci un po' in colpa, e per compensare, facciamo la spesa al discount. Ma come fa un barattolo di pomodori a costare 50 centesimi? Quanto hanno dato a quel contadino, a quel bracciante che ha tolto i frutti dalle piante, a quell'operaio che ha inscatolato i pomodori? Ma questo punto si ricollega al secondo, ed ha, spesso, un'unica risposta: ecomafia. Di cosa stiamo parlando? Riportiamo la sinossi del libro di Marco Rizzo "Supermarket Mafia":

Se questo libro fosse un racconto, potremmo dire che questa storia, come molte altre storie, ha radici antiche. Radici che scavano nella terra, in senso letterale. La fortuna e la forza della mafia nel mondo del  commercio all’ingrosso e al dettaglio, in particolare di alimenti, sono  dovute forse anche al legame tra la criminalità organizzata e la terra….”
Un tentacolo della piovra che ci rende tutti inconsapevolmente complici.Dal caporalato passando per le truffe con i fondi europei fino al Racket nel mercato agricolo: un insolito quanto inquietante accordo tra clan siciliani, camorra e ‘ndrangheta che dalla terra arriva nel carrello della spesa.
È dalla terra, dai latifondi siciliani nell’Ottocento, che è emerso il potere mafioso. È con mestieri come il “vaccaro” o il “campiere” che boss del calibro di Tano Badalamenti o Matteo Messina Denaro hanno cominciato la loro ascesa nel crimine. Ed è proprio dai terreni coltivati che inizia la filiera in cui la mafia prova a creare un nuovo – e allo stesso tempo antico – potere. Lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina, le minacce agli agricoltori, il racket nel mercato della frutta e della verdura fino al trasporto su ruota che porta il cibo nei supermercati: le mafie attingono da un settore cruciale e florido sin dalle fondamenta.
Marco Rizzo partendo dalle recenti condanne – come quella al “Re Mida”, Giuseppe Grigoli, prestanome di Messina Denaro e della grande distribuzione – svela un intreccio pericoloso che avvolge tutto lo Stivale, tra colletti bianchi, consigli di amministrazione e mercati del Nord Italia, uffici dei ministeri romani e boss locali dell’entroterra siciliano o campano.
«Una catena di supermercati senza il sostegno o l’interesse diretto di Cosa Nostra non può nascere. Quando una persona pulita, sia come gestore di supermercati e sia come imprenditore qualsiasi, si muove, deve avere almeno in Sicilia una copertura alle spalle». Nino Giuffrè, collaboratore di giustizia.
MARCO RIZZO E’ giornalista e sceneggiatore. Per «l’Unità» cura il blog Muble Muble. Ha scritto per varie testate siciliane e nazionali e per l’agenzia Ansa. Vincitore del Premio Giancarlo Siani e del Premio della Satira di Forte dei Marmi, ha sceneggiato le biografie a fumetti di personaggi come Peppino Impastato, Che Guevara e Mauro Rostagno, tradotte anche all’estero."
link per leggere i primi capitoli del libro di Marco RizzoSUPERMARKET MAFIA. A tavola con Cosa NostraCastelvecchi RX, 23 novembre 2011
http://www.evidenzialibri.it/marco-rizzo-supermarket-mafia-a-tavola-con-cosa-nostra/


Ma allora, non c'è scampo? Che si può fare? imparare a non mangiare, come l'asino della famosa storia? Solo che l'asino di quella storia proprio quando aveva appena imparato a non mangiare, finì col morire... Chissà perché? O ridurre il cibo al minimo indispensabile, per non compromettersi troppo e azzerare dunque la passione che ci lega tutte e tutti, almeno noi che facciamo parte di questa assemblea virtuale dei food blogger? Una speranza forse c'è. In parte io l'ho trovata leggendo una semplice sinossi, che di seguito vi riporto:


L'ultima cena
L'ultima cena

"L'appetito vien mangiando, e di appetiti, si sa, le mafie ne hanno tanti. Tuttavia la ricostruzione, fatta da Peppe Ruggiero nel suo ultimo libro: “L’ultima cena, a tavola con i boss” l’appetito lo toglie. Il business dell’agroalimentare, fiore all’occhiello dell’economia italiana è pesantemente gravato dalle organizzazioni criminali italiane. Ortaggi, verdure, carni, formaggi, pesce, caffè, direttamente o indirettamente subiscono condizionamenti mafiosi.
 I boss non si fanno scrupoli, controllano buona parte della filiera alimentare, dalla produzione alla commercializzazione. Impongono i prodotti che, in barba alle leggi del mercato, vengono venduti in regime di monopolio criminale. Impongono i prezzi, e non avendo concorrenti, li gonfiano a loro piacimento. Impongono, anche, le ditte che i prodotti alimentari li trasportano, da sud a nord, verso i mercati ortofrutticoli italiani. Fondi, in provincia di Latina, in primis. I prodotti agricoli spesso, troppo spesso, provengono da imprese prestanome. Messe in piedi per riciclare denaro sporco, frutto dei più svariati traffici criminali. Prodotti, inoltre, che spesso sono loro stessi sporchi. L’appetito di denaro dei boss impone l’utilizzo della qualsiasi pur di ottenere il massimo profitto con la minima spesa. Escludendo, di fatto, il rispetto delle norme igieniche più elementari per la produzione e la lavorazione, nonchè il rispetto delle condizioni di lavoro di chi in quelle terre ci lavora.
Alimenti poco sicuri  quindi, per chi li mangia e per chi li fa. Vongole e cozze pescate in zone inquinate, come succede nei pressi del porto di Marghera, una tra le zone più inquinate in Italia nelle cui acque sono state sversate: «500.000 tonnellate di sostanze inquinanti, tra le quali idrocarburi, diossina, mercurio e piombo» , ma vendute come prodotti di prima scelta e cucinate da famiglie ignare. Pesce di camorra a Napoli, dove i boss in interi quartieri hanno gestito il business dell’acqua di mare, utilizzata dai pescivendoli per mantenere il prodotto fresco. Peccato che l’acqua fornita dalle organizzazioni criminali fosse quella proveniente da tratti di mare inquinati e, caricata nei mezzi più svariati, autospurgo inclusi. Per non parlare delle bufale, origine della ricchezza e delle nefandezze dei clan dei Casalesi. Dalla mozzarella prodotta con latte di bufale infette, all’importazione di bovini malati destinati alla macellazione per il mercato nazionale. Mozzarelle che diventano blu e fette di carne di bufale malate. 
Una truffa ai danni dello Stato, dei consumatori e dei tanti produttori che lavorano onestamente. «Latte di bufala mischiato con latte vaccino – scrive Ruggiero – con l’aggiunta di acqua ossigenata per “gonfiare” la mozzarella. Addirittura il ricorso alla calce per sbiancare il prodotto». Scene da film dell’orrore. Quelle raccontate da Peppe Ruggiero sono pagine che riprendono il percorso iniziato dall’autore con “Biutiful Cauntri”, il documentario scaturito nel bel mezzo dello scandalo rifiuti in Campania. Perché i boss in Campania, ma non solo in Campania, uccidono inquinando e distruggendo il territorio. Avvelenano la terra, le acque e l’aria con gli scarti peggiori delle lavorazioni industriali. 
Distruggendo un settore, quello agroalimentare, da sempre orgoglio del nostro Paese per qualità. «La Campania è la vera Chernobyl italiana. Qui – scrive Ruggiero – in soli tre anni sono stati smaltiti circa 15 milioni di tonnellate di veleni». «Il tempo della denuncia è scaduto – continua – restiamo in attesa che lo Stato prenda coscienza e si renda credibile». Un duro atto di accusa, che attende, purtroppo ancora una chiara risposta da parte delle istituzioni. Una risposta tuttavia è arrivata. Dalla società responsabile. Le cooperative sorte sui terreni confiscati ai boss. 
In Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Lazio. Il “giusto” di legalità è il marchio dei prodotti di Libera Terra. Una “spina nel fianco” delle organizzazioni criminali che segna la via di uno sviluppo sostenibile e “pulito”. E credibile.

http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=12547

In più c'è qualcosa che possiamo fare, personalmente. Me lo ha dimostrato ieri l'amica Veronica del blog "Dolci Armonie", che ha dato notizia della V Giornata Antiracket:
http://dolciarmonie.blogspot.it/2012/11/v-giornata-antiracket-agli-oleifici.html
C'è sempre qualcosa che, pur nel nostro piccolo, si può fare! Dunque, facciamolo! 

venerdì 16 novembre 2012

CASTAGNACCIO: ITALIAN CAKE 




Anche questa come quella della torta di mele è una ricetta su richiesta, stavolta da parte della mia collega e amica Eleonora, che intende prepararla con sua figlia Angelina. Pensare a me in cucina e pensare al castagnaccio, per le mie colleghe, deve essere una cosa sola, visto il quantitativo di questo dolce che ho fatto sfornare dai bambini della mia scuola. Castagnaccio per merenda, per la festa dell'Autunno e per quella di Natale, castagnaccio insieme ai genitori in occasione delle giornate aperte, e così via, fino quasi all'estate (a quel punto siamo passati alla pizza). E' il dolce perfetto da far fare ai bambini: i miei (i miei alunni, intendo), lo preparano da quando avevano due anni! Qualcuno è così bravo a schiacciare tutti i grumi che lo arruolerei anche a casa per preparare la besciamella o la crema pasticcera!

Del castagnaccio ho anche due ricordi cinematografici, il primo in cui due poveri emigrati sardi in una città del nord, interpretati dagli strepitosi Enzo Jannacci e Monica Vitti, affidano a questo dolce la loro speranza di riscatto sociale in formato frigorifero, e un altro in cui altro migrante, stavolta in un paese straniero, è Paolo Villaggio, che viaggia con il teglione gridando "Castagnacchen, italian cakeeee!". In entrambe le situazioni la vendita di questo dolce non sarà sufficiente alla realizzazione dei sogni dei protagonisti, che dovranno ricorrere invece ad altre attività (vi ricordate cosa? Vi risponderò privatamente, visto che questo blog è accessibile anche ai minori! Ahahaha!), ben più remunerative. Questo dolce, del resto, nasce poverissimo, visto che le castagne erano nei boschi e quindi gratis, e necessario integratore alimentare in tempi e luoghi in cui la polenta era l'unico alimento a disposizione. A Livorno, mia città, era il dolce della domenica dei poveri, o più di frequente del sabato, un piccolo lusso di un pasto con il "cinque e cinque" (cinque centesimi di focaccia o pan francese e cinque centesimi di torta, ovvero farinata di ceci), e infatti si comprava dal "tortaio". A sua volta il tortaio faceva parte del folclore locale: ancora quando ero ragazza (sono stagionata ma non sono nata a cavallo tra le due guerre!) c'erano tortai con i muri anneriti e i cartelli con scritto: "non si sputa per terra"(!), con un tavolino di vecchia formica su un lato coperto da una tovaglia di plastica. Ormai si sono spulizziti anche loro, e hanno preso più o meno tutti  un'aria da pizzaioli al taglio. Dove invece il castagnaccio non si vende.. Troppo antico e troppo evocativo di un passato di ristrettezze, forse... O troppo caro? Già, perché oggi la farina di castagne costa un capitale! Io l'ho pagata al discount 3 euro e ottanta per mezzo chilo! Del resto le caldarroste per la strada costano quasi quanto il caviale del Volga! Altro che dolce povero, ormai! 

Ma veniamo a noi: questa è la ricetta collaudata dai bambini e dalle bambine della mia classe, e non quella originale, dove il liquido era solo l'acqua e lo zucchero scarsino:
250 grammi di zucchero
250 grammi di latte+ un po' per ammollare l'uvetta
100 grammi di zucchero
50 grammi di uvetta
50 grammi di gherigli di noce
pinoli (se ve li potete permettere: 4 euro l'etto!)


Procedimento
Si comincia impastando pochissima farina precedentemente mescolata zucchero e una puntina di sale con pochissimo latte fino ad ottenere un composto molto liquido senza grumi. Nel frattempo si mettono le uvette a bagno in poco latte.

Si aggiunge progressivamente altra farina setacciandovela sopra e si amalgama fino a creare un composto morbido ma non liquido.


A questo punto si aggiungono le noci e l'uvetta ben strizzata e si amalgamano  con delicatezza. Poi si versa il composto in una teglia e lo si irrora con un filo di olio extravergine di oliva.


 Si mette quindi in forno a 180° per 15 minuti, dopodiché si estrae dal forno, lo si spolverizza con un paio di cucchiaiate di zucchero e si rinforna, dopo però aver abbassato il calore a 150°, e si mantiene in forno per altri 10 minuti. La cottura dipende molto dal vostro gusto personale. A noi piace croccante, come si può vedere:


Scrocchia quasi come se i quadrati di castagnaccio fossero biscotti!


Buon castagnaccio a tutti!



Muffin vestiti a festa

MUFFIN VESTITI A FESTA



Ma come?! La solita ricetta dei soliti muffin? Ebbene sì: questa è la ricetta dei soliti muffin, quelli che si preparano per la colazione o la merenda, caratterizzati da un impasto facile, anzi facilissimo, e da una cottura rapida, anzi, rapidissima. Gli ingredienti stessi sono semplicissimi:

per 16-18 muffins

500 grammi di farina
100 grammi di zucchero
200 ml di latte
1 uovo
50 grammi di olio extravergine di oliva
1/2  bustina di lievito vanillinato
un pizzico di sale

Procedimento
Setacciate in una zuppiera la farina con il lievito e mescolatela allo zucchero e al sale; create la fontana e versatevi l' uovo sbattuto con il latte e l'olio. Amalgamate con una forchetta e versate negli stampi. Mettete in forno caldo (160° se ventilato, 170° se tradizionale) per 20 minuti. Fate la prova stecchino e se si riscontrano i muffin asciutti spegnete il forno senza estrarli, ma aprendo il portello finché non siano un po' raffreddati. I dolcetti non dovranno essere umidi, ma neppure croccanti, altrimenti non saranno in condizione di sopportare la parte successiva della preparazione. E sarebbe un vero peccato, perché il bello viene adesso!
Mentre i muffin raffreddano preparate la crema di farcitura:
Ingredienti
150 grammi di burro
150  grammi di zucchero a velo
5 cucchiai di panna da montare (io prendo quella a lunga conservazione per non doverla bollire e raffreddare)
250 grammi di crema spalmabile alla nocciola (noi compriamo quella del commercio equo e solidale di un noto supermercato, che le dà il marchio..)
50 grammi di granella di nocciole
2 wafer alla nocciola
Procedimento della crema per la farcitura:  
Portate il burro alla consistenza detta "a pomata"(se avete il microonde bastano 10 secondi a potenza massima),  montatelo prima con la panna e poi con lo zucchero a velo passato al setaccio Amalgamatelo quindi alla crema alla nocciola, poi alla granella di nocciole e ai wafer sbriciolati. 
Assemblaggio
Nel frattempo i muffin si saranno raffreddati (e quanto ci vorrà mai, se no!). Dunque, prendete un tagliapasta rotondo, della circonferenza inferiore a quella della superficie dei muffin (deve restare un bordo) e scavateli, facendo molta attenzione a che non si rompano. 

A questo punto riempite la cavità formatasi (sembra di parlare di geologia....) con la crema, con la siringa, la sac-a poche o un cucchiaino. Spalmate un po' di crema anche sulla superficie di muffin sopravvissuta allo scavicchiamento e mettete in frigo. 
Mentre i muffin (in realtà ormai trasformati in ibridi mufin-cupcake..) "giacciono" in frigo stendete la pasta di zucchero dei colori scelti e fate per prime le decorazioni, che nel frattempo asciugheranno. Poi fate una sfoglia e ritagliatane le coperture dei muffin a misura; per fare un lavoro migliore prendete della carta da forno e ricavatene sagome sovrapponendola alla superficie dei muffin, che poi riporterete sulla pasta per ritagliarla a misura. Coprite i dolcetti con la pasta e applicate su questa le decorazioni che avrete precedentemente intagliato con una goccia di acqua in cui avrete stemperato una pallina piccolissima di pasta di zucchero.

La cosa fantastica di questi muffin è la loro trasportabilità: noi siamo appassionate di cupcake ma tutte le volte abbiamo difficoltà enormi nel trasportarli, soprattutto quelli tutti ciuffi e sbuffi, che, sballottando tra di loro su qualsiasi mezzo di trasporto, diventano ammassi inguardabili... Questi invece hanno retto ad un viaggio casa- scuola in bicicletta e a un'arrampicata impervia in utilitaria su strada panoramica tutta curve... Se vi par poco, quanto a "asportabilità", per dei dolcetti della domenica?!

Questa ricetta partecipa a : 


                         http://melizie.blogspot.it/2012/10/1-contest-melizie-in-cucina.html


e
                
                                               MyBannerMaker_Banner (1).jpg3 







martedì 13 novembre 2012

Ebbene si, siamo due "Versatile bloggers"!!!!


                                                             

Ebbene sì: abbiamo vinto il nostro secondo premio!!!! Siamo diventate una potenza!!! Scherzi a parte, siamo  molto grate a Silvia, del blog "Silvia ai fornelli" (http://silviaaifornelli.blogspot.it/) per averci conferito il titolo di "Versatile Blogger!"
ma ora viene il difficile: descriverci in 7 punti. Mumble mumble, ora ci proviamo:
  1. Cecilia e Viola, rispettivamente madre e figlia, insieme in cucina praticamente da sempre (Viola aveva detto: "da quando sto in piedi"; ma no, in realtà anche da prima, da quando era ancora al seggiolone, con gli inconvenienti del caso, del tipo divorazione di impasti antecottura) sul web da giugno, ispirate dalla sua festa del diciottesimo compleanno
  2. politically correct: che significa poi fare la spesa in mezzo pomeriggio  anziché in un quarto d'ora. Ho cominciato io, ma hanno finito loro: a sette anni Viola ha cominciato a boicottare una grande marca che faceva di tutto, tra cui vendere il latte in polvere in Africa condannando a morte di tifo e dissenteria  milioni di bambini. Niccolò a 5 addirittura una nazione, per la pesca indiscriminata alle balene. Ed era solo l'inizio. Nel settore alimentare adesso c'è più scelta, con i cibi biologici, a filiera corta, i prodotti del mercato equo e solidale, ma comprare uno shampoo cruelty free è tutt'ora un'impresa. Lei ormai ha memorizzato i marchi, io ancora no, e non vado al supermercato con la lista della spesa, ma con una lista nera lunga un metro. La coerenza costa (e a volte ci si inciampa, se si è della mia statura...)
  3. creative: da sempre in casa nostra qualsiasi cosa ti venga in mente di fare la puoi fare, perché ci sono sempre materiali a disposizione. Quando Viola era in prima media al ritorno dal lavoro trovai una squadra di quattro ragazzine che dovevano fare un plastico dei polmoni. Servivano palloncini, tubi di gomma di varie dimensioni, cartoni di varia consistenza, un barattolo di colla vinilica e acrilici e pennelli a gogo. In quale altra casa li avrebbero potuti trovare? E guai se così non fosse. Sono stata sempre consapevole del fatto che se a Viola fosse venuto in mente di fare una bambolina di stoffa e non ne avesse trovata, avrebbe usato le tende di sala. Dunque a casa nostra ci sono sempre chilometri di stoffa (e tende alla veneziana)
  4. imbranate: non sempre i nostri esperimenti creativi riescono alla prima. Abbiamo fatto dei pasticci colossali,  incollato tavolini in modo irreparabile, schizzato pareti di tempera rossa tanto da trasformare la cucina in un set degno di Shining, preparato dolci spettacolari poi caduti su di un fianco..per non parlare di quello che combino io al computer, e questo lo sa bene chi ci legge!
  5. autoironiche: il nostro motto è: non prendersi mai troppo sul serio
  6. contraddittorie: oscilliamo sempre tra gli opposti. Ad esempio: da una parte vorremmo avviare un business professionale, dall'altra ci sentiamo due Nonne Papere che mettono le crostate a raffreddare alla finestra; da una parte vorremmo diventare famose e richieste dai marchi per la pubblicità, dall'altra vogliamo sentirci libere di pensare e all'occorenza anche dire cosa ci pare di tutti i prodotti sul mercato; da una parte siamo maniache della pulizia e quando cuciniamo ci sigilliamo i capelli e se abbiamo il raffreddore ci muniamo di mascherina, dall'altra siamo disordinate in modo parossistico e riduciamo la cucina come un campo di battaglia
  7. adoriamo la bellezza, sia quella prodotta dalla Natura, ovvero il mare, i monti, la campagna, i bambini, gli animali, le piante e i fiori, sia quella realizzata dall'Uomo, ovvero tutte le forme d'arte dalla preistoria a oggi
Ed ora viene il difficilissimo: trovare altri 15 blog degni del premio. Una fatica immane, perché ne avrei da premiare almeno 150! Ma se si deve scegliere, bando alle ciance e partiamo:

http://aifornelliconlaceliachia.blogspot.com/

http://atuttacucina.blogspot.com/

http://bimamma.blogspot.com/

http://www.bperbiscotto.com/

http://www.chiharubatolecrostate.com/

http://ciboforme.blogspot.com/

http://cucinaconaldaemariella.blogspot.com/

http://icoloridelgusto.altervista.org/

http://www.fragolaelettrica.com/

http://magicaidea.blogspot.it/

http://muffinedolcetti.blogspot.com/

http://papillevagabonde.blogspot.it/

http://psicheecannella.blogspot.it/

http://pasticcipatapata.blogspot.it/

http://unamoredisapone.blogspot.it/

Complimenti a tutte e a tutti e grazie ancora a Silvia che ci ha onorati con questo premio!!!
Cecilia e Viola


lunedì 12 novembre 2012

Torta di mele per principianti

Questa ricetta partecipa a :

http://morenaincucina.blogspot.it/2012/11/un-dolce-al-mese-sfida-di-novembre-2012.html

Torta di mele per principianti


Questa ricetta nasce da una richiesta esplicita: una torta di mele facile da fare. Mia cognata si voleva cimentare in una preparazione del genere e, affaciatasi su internet, ha trovato tantissime ricette. Ma, mi ha detto, "a me piacciono le ricette semplici, tipo: uova- zucchero- farina; tutto mescolato insieme e poi, via nel forno". E invece nella maggior parte dei casi le preparazioni sono lunghe, prevedono fasi diversificate , a volte ingredienti introvabili, a partire dalle mie....
Così ho colto la palla al balzo e ho deciso di pubblicare la mia ricetta della torta di mele, trascritta nemmeno più so da dove sul mio quadernino da me medesima trasformato in rubrica, in cui tipo scrapbook ho perfino incollato un ritaglio di fotografia di un torta di mele. E' la torta di mele che faccio da sempre, e che generalmente non mi tradisce. E poter contare su qualcosa che non ti tradisce, di questi, non è cosa da buttarsi via..

Questi sono gli ingredienti per una tortiera dal diametro di 22 centimetri e per 6 muffin



350 grammi di farina
125 grammi di zucchero * 25 per la copertura
200 ml di latte
75 grammi di burro
1 bustina di lievito
2 mele grandi

Procedimento


Impastate tutti gli ingredienti tranne le mele anche in un robot da cucina (se ce la fate mescolate prima farina- lievito-zucchero, io di solito lo faccio) e versate in una teglia (possibilmente apribile) e negli stampi da muffin. Affettare le mele e metterle nell'impasto. Mi dispiace non aver fotografato come le fette di mela vengano di fatto "piantate" nell'impasto, perché questo è uno dei passaggi strategici della preparazione. Devono infatti praticamente quasi toccare la base della tortiera. Io di solito le metto a raggiera,  ma penso che si possano anche infilare alla bell'e meglio. E' importante però lasciare almeno un centimetro di bordo per evitare che, alla sformatura, la mela si sia attaccata allo stampo e finisca col crepare il dolce.

spero che da questa foto si veda la consistenza dell'impasto
Una volta piazzate tutte le mele spolverizzare con zucchero semolato  e infornate a 170° per la prima mezz'ora e a 140° per un'altra quindicina di minuti. Per ogni dubbio vi lascio alla solita prova stecchino, mai e poi mai prima che sia trascorsa almeno mezz'ora!

Io aggiungo lo zucchero semolato perché a noi piace la crosticina che fa  in cottura, ma  si possono anche cospargere le mele con marmellata, preferibilmente di albicocche.
Questo è il risultato: è un po' rustica, ma in famiglia non siamo molto choosy..


...anzi...

i non celiaci l'hanno finita in tre, che dico, due balletti...

P.S: "choosy"- Fornero docet- significa "schizzinoso", e va molto di moda, soprattutto se attribuito ai lavoratori...